giovedì 29 dicembre 2016

Il Matese, una terra che decolla grazie ai piccoli progetti partiti dal nulla

Stiamo assistendo ad un cambiamento, nonostante le difficoltà il Matese continua a riscattarsi. E’ una riflessione che facevo mentre ascoltavo Antonietta Melillo parlare della sua esperienza di coltivazione e recupero della Cipolla Alifana a “Geo”, trasmissione televisiva su Rai 3, proprio ieri pomeriggio. Il Matese si sta riscattando grazie a tante persone come lei che in maniera del tutto autonoma hanno fatto ricerca scegliendo di valorizzare le produzioni locali, di ridare vita alla terra esportando ciò che hanno costruito da soli e presentando il territorio dell’alto casertano al mondo. Sono tutte piccole realtà fatte di persone che hanno rimboccato le maniche e con entusiasmo stanno portando avanti il loro piccolo grande progetto per il territorio, senza aiuti e senza particolari guide, coadiuvati talvolta solo da chi come loro ci crede. Penso per esempio a Franco Pepe, che non solo ha valorizzato il centro storico di Caiazzo, ma ha creato una rete di aziende che forniscono i prodotti di qualità del territorio che lui valorizza attraverso l’arte della pizza. E’ stupendo, semplice, segno che aiutandosi vicendevolmente si può. Senza troppi fronzoli.

Il Matese è un territorio fantastico, ricco di borghi straordinari, ricco di arte e cultura, ricco di storia e noi tutti abbiamo il dovere civile e morale di sostenerlo così come ha fatto chi ci ha preceduto. Dopo anni di assenza finalmente torniamo ad essere fieri davanti allo scenario bello e trasparente che si affaccia, perché a vincere non è solo la singola azienda o il singolo produttore ma tutti i luoghi e tutte le persone. Sta rivivendo il Pallagrello, un vino millenario, come l’olio da olive estratto dalla Tonda del Matese, cultivar autoctona dell’alto casertano che perlopiù cresce in montagna. Tutto grazie a persone autentiche che hanno investito e creduto in questa Terra, che fra mille difficoltà sono riusciti nell’impresa di affermarsi ed oggi esportano la storia e la cultura gastronomica nell’Italia e nel mondo.

Sono le imprese agricole ma anche le Associazioni, i volontari, le singole persone che si mobilitano, i comitati, i commercianti, insomma c’è una nuova partecipazione: almeno io percepisco questa brillante vena di entusiasmo. Come se tutti finalmente avessero capito, seguendo validi esempi, che le cose si possono fare dal nulla e con poco. Indispensabili sono soltanto l’amore vero per la propria terra, la passione, il desiderio di riscatto e la voglia di credere in quello che si fa. E’ necessario perciò ringraziare coloro che ci hanno creduto e che sono motivo d’orgoglio per il Matese, con l’augurio che possano continuare a crescere ed offrirsi come “ponti” verso la conoscenza, la speranza, invitando anche i più giovani a servirsi di loro e della loro esperienza per compiere il proprio percorso.

La foto di apertura è di Vincenzo Nisio e ritrae una veduta del Lago Matese scattata dall'azienda agricola Loffreda Paola, ad oltre 1000 m s.l.m.


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati

martedì 20 dicembre 2016

Il mio pensiero, i miei auguri

Chi per comprare regali, chi per fuggire dai massacri: si corre.

La velocità ci ha sorpreso, ci ha folgorato, non sappiamo più fare altro se non essere veicolati, senza capire, da un sistema creato da una società sostanzialmente malata fatta di mode e costumi. Non c’è più il sentimento d’inconsapevolezza dell’amore, non c’è più il necessario, siamo tutti essenzialmente irascibili. Non ci si cerca più, siamo deboli.

Usciamo per le feste col sorriso marcato, ma al contempo teniamo il cellulare aperto a scorrere le immagini di Aleppo e di quei figli di Dio che terrorizzati fuggono sporchi di sangue attraverso l’invisibile. Loro non sanno, non possono: come noi, non sappiamo, non possiamo e perciò continuiamo per la nostra via d'indifferenza. C’è qualcosa che non va: è ovvio. E mi sorprende questa vita, mi sorprende terribilmente perché costretta ad andare avanti, fra la morte e l’allegria, fra il vero e il falso, fra il visibile e l’invisibile.

Perciò, per me sarà un Natale difficile e semplice, come tutti questi giorni di festa. Certo, con la speranza, ma con tanta amarezza per l’ombra d’inverosimile che ci assiste costante, giorno per giorno. Con questo messaggio auguro a tutti voi di recuperare dal profondo l’essenziale ed auspico che il tempo faccia trovare a tutti noi quell'emozione perduta dell’amore. Che questo augurio, infine, possa prendere forma anche dentro chi tutto questo lo ha voluto o che, anche inconsapevolmente, lo ha creato.

Auguri.

La foto di apertura è di Luigi Rossi - Photography


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati

giovedì 8 dicembre 2016

Meno cellulari, meno abusi nel consumo di olio, più qualità e prezzo più alto

Sala d’attesa prima di una riunione. Da pochi mesi dirigo un Istituto Tecnico Agrario e le emozioni che mi sta dando un mondo per molti versi inesplorato sono tantissime. Con uno dei miei docenti aspetto di essere ricevuto dal presidente di un’agenzia regionale, al fine di stipulare una convenzione per la nostra azienda agraria. Nel frattempo, intavolo una discussione con il prof. Si parla, come spesso capita, di olio. “Il prodotto – fa il prof – deve essere buono, pulito e giusto”. Il prof, tempo fa, mi aveva già colpito con una sua riflessione lapidaria: “Le piante di ulivo sono esseri viventi”. Ha ragione. E così io profitto per insistere con le riflessioni, a proposito della recente crisi che ha colpito soprattutto la Puglia. La sua definizione “l’ulivo è un essere vivente” mi aveva soprattutto colpito perché il prof insisteva sull’importanza dell’attenzione da prestare alle piante ogni giorno: non si può pretendere un prodotto di qualità se non le si cura tutto l’anno. E dunque anche la xylella, secondo lui, forzando un po’ il discorso, tradisce una disattenzione dei produttori. In ogni caso, nella saletta d’attesa dove ci troviamo, il discorso scivola sul rapporto prezzo/qualità. “La crisi degli ultimi due anni – dice – spero ci abbia fatto capire una cosa fondamentale. Non abbiamo più grossi quantitativi di prodotto e adesso per offerta scarsa c’è un prezzo assai alto. Bene, manteniamolo così alto. La dobbiamo smettere di sprecare olio. L’olio è come un medicinale. Possiede immense proprietà benefiche. Che uso ne faccio in cucina? Fino a ieri non sapevamo quante taniche comprare e dove sistemarle. Ora invece le andiamo a cercare col lanternino”. E così racconta il suo aneddoto. “Sono stato l’altro giorno da un produttore che mi ha venduto alcuni litri d’olio. Lui appena mi ha visto mi ha detto che non li avrebbe venduti a meno di dieci euro. E io gli ho detto: Bene. Costa poco. Io ci sto a comprare l’olio a caro prezzo. E per me il prezzo giusto è a 16 euro al litro. Non è giusto che ci si uccida dalla fatica per guadagnare pochi euro al litro”. E allora io capisco che qualcosa non torna. E gli faccio: “D’accordo prof, ma allora la famiglia italiana media, come fa a spendere 16 euro per un litro d’olio? Ho studiato giurisprudenza e all’esame di economia politica mi hanno spiegato cosa è la curva di equilibrio del consumatore. Compro ciò che, in rapporto alle mie caratteristiche reddituali, posso compare”. E il prof senza esitare: “Bisogna spiegarglielo alle famiglie che l’olio è un medicinale. Dobbiamo dosarlo. Deve durare nel tempo e così lo paghiamo anche 16 euro al litro. Gli i phone di ultima generazione le famiglie li acquistano? Sì, e a caro prezzo. Qui non vale l’equilibrio della curva del consumatore? Qui possiamo andare oltre l’equilibrio imposto dal reddito?”.  Ha ragione lui, ancora una volta. Così lui va giù duro: “Meno cellulari, meno abusi nel consumo di olio, più qualità e prezzo più alto. Bisogna farglielo capire alla gente”. Ineccepibile. Un uso consapevole dell’olio di oliva di alta qualità. Consumare meno. Consumare tutti. Anche a 16 euro al litro.


di Gianfrancesco D'Andrea - tutti i diritti riservati

lunedì 5 dicembre 2016

Nuove indicazioni in etichetta, un po’ di luce

Ci arrivano diverse richieste di chiarimento in merito all'etichettatura dell’olio da olive e perciò approfitto per scrivere qualche riga esplicativa. Fra le ultime modifiche in tema di etichettatura ci sono quelle della legge 7 luglio 2016 n.ro 122, entrata in vigore il 23 luglio 2016 e recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell’Italia all'Unione europea – Legge europea 2015-2016”. La legge Salva Olio viene così modificata in due articoli dalla legge europea 2015-2016 e precisamente vengono modificati l’articolo 1 e 7.

All'articolo 1, il comma 4 è sostituito dal seguente: «4. L'indicazione  dell'origine  delle  miscele  di  oli  di  oliva originari di più di uno Stato membro dell'Unione  europea  o  di  un Paese terzo, conforme all'articolo 4, paragrafo 2,  lettera  b),  del regolamento (UE) di esecuzione n. 29/2012 della Commissione,  del  13 gennaio 2012, deve essere stampata, ai sensi dei  commi  2  e  3  del presente articolo, in un punto evidente in modo da  essere  visibile, chiaramente leggibile e indelebile. Essa non deve  essere  in  nessun modo nascosta, oscurata, limitata o  separata  da  altre  indicazioni scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire».

Sostanzialmente è stata eliminata la “rilevanza cromatica” che riguardava l’indicazione dell’origine per gli oli estratti in un altro Stato membro dell’Unione europea o di un Paese terzo.

venerdì 2 dicembre 2016

Ma voi dove lo comprate l'olio?

Noi tutti, ma proprio tutti, siamo convinti che l’olio che compriamo è un ottimo olio. Non importa se lo si compra in frantoio, al supermercato, in oleoteca o su siti internet specializzati, tutti siamo convinti che il mio è più buono del tuo.

Partendo da questa “verità” molto italiana, abbiamo creato un piccolo sondaggio su Twitter e poi rilanciato su Fb che dava quattro possibili risposte.


Questa fotografia rispecchia, più o meno, la situazione italiana, dove la maggior parte delle persone comprano in frantoio (intendendo con frantoio in via generale acquisto diretto da produttori) e poi a seguire supermercato, oleoteca e online.

Da quanto emerge dalla ricerca “L’oro verde italiano” di AICIG, ISMEA e ZOWART, segnalata con riferimento al sondaggio da Susanna Benedetti (Sommelier dell’olio), a parte il dato ben noto della crescita costante del consumo di olio d’oliva a livello mondiale una cosa interessante è la diffusione, seppur lenta, dell’olio di oliva anche fuori dai confini dei Paesi tradizionalmente consumatori si deve a tanti fattori, tra cui la sempre maggior “contaminazione” delle tradizioni culinarie che vedono tra le più rinomate quella mediterranea, ed italiana in particolare. Il problema è che questo aumento dei consumi non corrisponde con la consapevolezza e la conoscenza che si ha del prodotto.

mercoledì 23 novembre 2016

Una IGP per l'olio da olive deve partire dal basso

Sono reduce da un bell'incontro sull'olio da olive, a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, in occasione delle Domeniche dell’Olio. Ospite anche l’onorevole Irene Pivetti, presidente di Only Italia, autrice un bell'intervento. Ero presente per I Templari del Gusto. Noi da sempre facciamo cultura del territorio e dei prodotti. Ricordo con gioia la prima edizione del Buonolio Salus Festival, nell'anno 2014, quando lanciammo per primi con un bel convegno l’idea di una IGP per l’olio Campano, coinvolgendo diversi produttori che aderirono alla nostra iniziativa. Poi, evidentemente, qualcuno ha pensato diversamente e va bene lo stesso. Purché si faccia con serietà e professionalità. È necessario guardare in faccia la realtà se vogliamo una Indicazione Geografica per l’olio Campano (o Sannita), non si può prescindere dalla qualità del prodotto. Nel mio intervento sono partito dal titolo dell’incontro: “Olio sannita: dall'extravergine all’IGP”, ragionando soprattutto sulla necessità di uniformare tutto il prodotto, di farlo bene e di qualità. Sappiamo che non è così, un po’ per esigenza e un po’ per incultura di tutto il comparto. Ci sono delle cose da correggere? Facciamolo. Qualcuno ha osservato che stavo esponendo un quadro catastrofico, che andava bene trent’anni fa, ma in realtà stavo solo esponendo quello che è sotto gli occhi di tutti. Basta solo aprirli e osservare. È vero anche che trent’anni fa si parlava delle stesse cose ma è necessario comprendere che in trent’anni ahimè poco è cambiato. Qualcosa si, lo ammetto, ma se la Campania ha espresso un calo di produzione superiore al 60% qualche problema c’è, inutile negarlo.

sabato 12 novembre 2016

L’autolesionismo inconsapevole

Si, può anche essere una considerazione inutile ma quello che entra nelle case degli italiani è un prodotto disuguale, non omogeneo ne somigliante a quello che dovrebbe essere. Fare un buon extravergine da olive non è difficilissimo ma neppure semplice e spesso non tutti seguono almeno quei piccoli accorgimenti per ottenere un prodotto decente. Ci ritroviamo sempre a criticare gli oli di origine comunitaria o extracomunitaria (per carità, liberi di farlo con le dovute ragioni) ma senza mai guardare in casa nostra cosa succede. Ebbene spesso mi capita di assaggiare oli difettati del tutto privi di buoni odori, prodotti da olivicoltori, che arrivano sulle tavole di amici e famiglie come oli da olive biologici (che non hanno subito alcun trattamento), naturali e genuini. Il fatto che l’olivicoltore non effettui alcun trattamento agli alberi è sinonimo di sicurezza per la gran parte dei consumatori. Non ditemi che non è vero! L’olivicoltore “medio” non si serve di alcuna consulenza tecnica, di un agronomo che gli consigli cosa fare nell’uliveto per produrre un olio di qualità e questa è una grave mancanza per un’opportunità di crescita professionale.

lunedì 24 ottobre 2016

Dove sta Dio, si è perso Dio



Sarà. Sarà che sia strano io ma non ho dubbi: la nostra è una società colpita da gravi mancanze. Sarà banale, forse anche scontato, ma è proprio quello che sento. Le intendo come insufficienze, carenze, assenze: di uomini come di cose, materiali e immateriali, mancanza di spiritualità interiore.

A iniziare dal lavoro, da ciò che restituisce dignità e autonomia. A volte si perde completamente la propria autenticità, rinunciando così alla propria indipendenza per il desiderio di essere i primi e sembrare più intelligenti. Si resta legati a vecchi modus operandi, adeguandosi a modi di fare già sperimentati e camminando su strade già percorse. Si torna indietro insomma, accettando compromessi e strategie avariate a discapito della propria libertà, a scapito del pensare con la propria testa per concepire nuove idee e sperimentare. Basterebbe produrre qualcosa di proprio, frutto delle proprie capacità, invece di realizzare i sogni di qualcun altro restando dipendenti e sottomessi.

Penso soprattutto ai giovani, induriti e spenti, ma “contenti” di aver ricevuto dalla società la giusta tecnologia per essere soppressi e privati dei propri sogni, privati di pensare. La grande esigenza è guardare avanti e se necessario uscire anche fuori dagli schemi, rischiare e mettersi in gioco senza avere paura. Bisogna accogliere le sfide, quelle vere, quelle che puoi anche perdere perché nulla è detto. Noi giovani abbiamo una grossa responsabilità, che è quella di non rinunciare – costi quel che costi – alla propria libertà e indipendenza. Optare per la strada più facile, essendo anche l’attore principale di una regia composta da altri, è da perdenti. Non serve. Prima o poi nella vita saremo tutti chiamati a rispondere delle proprie scelte e delle proprie azioni. Ma cosa si scatena in certe persone, cos’è che li fa sentire onnipotenti. L’ignoranza? E’ questione di cultura? Questi onnipotenti dovrebbero prendersi le responsabilità per aver creato un sistema di favoritismo per il quale un’intera generazione continua a pagare i danni.

E di quel sistema di valutazione degli individui, chiamato meritocrazia, che farebbe trovare spazio ai tanti talenti di cui il nostro Paese ha tanto bisogno, soprattutto in questo momento, ne vogliamo parlare? La mia vita si fonda su tre valori dai quali non posso prescindere: la libertà, l’indipendenza e l’autenticità. Pago e talvolta il prezzo è alto, ma non fa niente: ne vado fiero e sono contento di aver ricevuto una buona educazione dai miei genitori. Rinunciare a questi valori vorrebbe dire non esistere.

Bisognerebbe tornare ad emozionarsi - ma nel modo che intendo io - delle meraviglie del mondo, della vita e del vivere quotidiano, tornando a praticare quei valori perduti quali il rispetto e l’umiltà, considerando che prima di ogni cosa siamo esseri umani, persone, tutti uguali. Lo so, chiedo troppo, ma è istintivo. Ciò che manca è l’essenziale e per ritrovarsi non c’è cosa più sana di stabilire una forte relazione con Dio: ovvero con la Terra, col silenzio e con gli amici insetti, con le pietre. Guardare negli occhi gli alberi, ascoltarli, sporcarsi le mani, trovare le parole giuste, ritrovare un equilibrio, la strada. Dio è la Terra che ci ospita, quella che calpestiamo, della quale non abbiamo più rispetto, quella che ci ha insegnato tutto quello che abbiamo perduto, dimenticato, compresi i comportamenti, gli atteggiamenti e le regole. Tutta questa triste realtà dipende proprio da questa domanda: dove sta Dio? Si è perso Dio, si, ma solo dentro di noi. Non tutti però, attenzione. Non tutti l’hanno perso, qualcuno è salvo.


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati

sabato 8 ottobre 2016

Il valore invisibile dell'olio autentico

Il più antico testimone del mondo è l'Ulivo, su questo dobbiamo essere d'accordo e non si può prescindere la sua importanza. Nel tempo, nella storia, ha unito genti, ne è stato l'elemento centrale e spirituale per millenni ed il suo olio estratto dai frutti ha nutrito e curato interi popoli. È stato elemento di salvezza. L'Italia ha sempre riconosciuto un grande valore a questo albero, tanto che dal 5 maggio 1948 diventa simbolo di pace della nazione nell'emblema della Repubblica italiana.

L'Italia ha il più grande patrimonio di biodiversità, con più di 500 cultivar diverse che esprimono una grande bellezza e richiedono un grande gesto da parte di tutti gli italiani: quello di tutelare questo grande patrimonio. Gli ulivi, come la vite, caratterizzano fortemente il paesaggio, sono motivo di attrazione turistica (lo potrebbero essere molto di più) e sono responsabili di quel sentimento di meraviglia che colpisce i visitatori quando si trovano davanti esemplari centenari o millenari.
 

lunedì 3 ottobre 2016

A macchia d’olio, una bella antologia

E’ un’opera sostenuta dallo Short Master in “Strategie produttive e di marketing per la valorizzazione dell’Olio Extra Vergine ad elevato valore salutistico”, organizzato dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” in collaborazione con il Comune di Bitonto. Ne sono curatrici la dottoressa Maria Lisa Clodoveo  e la dottoressa Maria Antonietta Colonna, entrambe felici del grande sostegno offerto dalle persone che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto scientifico, didattico e letterario. Clodoveo, ringraziando i numerosi scrittori che hanno raccontato le loro storie, si dice «commossa, divertita e stupita». Per la Colonna è stata la realizzazione di un sogno: condiviso, accarezzato, partecipato, al quale si è aggiunta la giusta dose di entusiasmo e creatività proprio “A macchia d’olio”. Anche il Prof. Bernardo De Gennaro, che firma le “istruzioni per l’uso” parla di entusiasmo e asserisce che «il racconto, da millenni, costituisce la forma di comunicazione che, attraverso le emozioni, accende il desiderio nelle persone ancor prima di provare effettivamente un prodotto o una esperienza». L’obiettivo della pubblicazione del libro, conclude il rettore dell’Università degli Studi di Bari Prof. Antonio Felice Uricchio, è quello di sostenere le aziende produttrici di olio extravergine nell’instaurare un rapporto di empatia con il cliente al fine di coinvolgerlo emotivamente durante il processo di acquisto e di consumo.