mercoledì 22 febbraio 2017

L’agricoltura e la rivoluzione del Neolitico. I frutti dell’ulivo non erano apprezzati

La nascita dell’agricoltura, avvenuta circa 10.000 anni fa, ha permesso il più grande balzo in avanti dell’umanità sino alla Rivoluzione Industriale del XIX secolo. Gli uomini erano totalmente dipendenti dalla natura, fino a quando con la coltivazione delle piante e la domesticazione degli animali, si liberarono e furono in grado di controllare – almeno in parte – la produzione del cibo. Iniziò così il processo di costruzione della civiltà che ha caratterizzato la storia umana.

Nella preistoria la Terra fu poco abitata e l’uomo ebbe ampi spazi a disposizione che gli avrebbero consentito di trascorrere una esistenza solitaria, egli invece preferì instaurare rapporti con altri individui della sua specie soprattutto per esigenze alimentari. La caccia degli animali di grossa taglia ad esempio, imponeva uno sforzo collettivo e richiedevano organizzazione sociale. Si instituì così anche la divisione dei compiti: gli uomini si occupavano della caccia e le donne raccoglievano i frutti, le piante e le radici. Anche l’allevamento dei figli richiedeva cure particolari che, in genere, furono assolte dalle donne.

giovedì 2 febbraio 2017

A Teano il corso di primo livello per assaggiatori di olio da olive

Abbiamo bisogno di comunicazione e quindi di esperti del settore olio da olive, c’è bisogno di cultura di prodotto e di educazione al consumo della qualità. E’ questo ciò che serve al consumatore per farlo diventare consapevole e perché no, farlo anche innamorare e diventare un professionista assaggiatore. L’APROL Campania (Associazione Produttori Olivicoli), in collaborazione con UNAPROL, ha organizzato un corso per la determinazione dell’idoneità fisiologica all’assaggio degli oli da olive secondo quanto previsto dal DM 18.06.2014, della durata complessiva di 36 ore.

Il corso di formazione, aperto ad un numero massimo di 25 persone, rappresenta il primo livello del percorso di formazione per chi ha l’ambizione di diventare un esperto assaggiatore ed è riconosciuto e autorizzato dalla Regione Campania.

I docenti saranno tutti di formazione universitaria e consolidata esperienza e sono regolarmente iscritti all'elenco nazionale dei tecnici ed esperti degli oli di oliva vergini ed extravergini e con loro saranno trattati i principali argomenti che riguardano:

I fattori della qualità degli oli vergini di oliva;
L’influenza delle pratiche agronomiche, della difesa della pianta e delle varietà sulle caratteristiche qualitative dell'olio d'oliva;
La tecnologia di estrazione ed il controllo di processo;
Il quadro normativo della definizione della qualità;
La tecnica per l'analisi sensoriale dell'olio di oliva;
Prove pratiche di assaggio con descrizione delle caratteristiche positive e negative degli oli vergini.

Al termine del corso sarà rilasciato un diploma di partecipazione a coloro che avranno frequentato non meno dell’80% delle ore di lezione ed il Certificato di Idoneità Fisiologica all’assaggio (a seguito superamento prove) da una commissione costituita dal Capo Panel e da esperti assaggiatori. L’attestato, insieme ad una attività documentata di almeno venti sedute di assaggio di allenamento, costituisce il requisito fondamentale per l'iscrizione all'Elenco Nazionale dei Tecnici ed Esperti degli Oli d'oliva Extravergini e Vergini.

Il corso si terrà nelle seguenti date:
23 – 24 – 25 febbraio 2017 dalle ore 14:00 alle ore 19:00
03 – 04 – 10 – 11 marzo 2017 dalle ore 14:00 alle ore 19:00

Sede del corso è il Frantoio Oleario Migliozzi Enrico - Via Ponte degli Svizzeri n° 1 – Teano (Ce). La quota di iscrizione è di euro 100,00 ed è inclusa una degustazione di prodotti tipici locali con abbinamento degli oli di qualità che si terrà alla fine dei lavori.

Per partecipare è necessario compilare il modulo di adesione presente in calce ed inviarlo via mail ad uno dei contatti sotto riportati entro e non oltre, pena l’esclusione, il 10 febbraio 2017.

Organizzazione e contatti: 
Alessandro Mezzacapo – mobile 347.8912664 mail: alessandromezzacapo@gmail.com
Vincenzo Nisio – mobile 338.6886368 mail: vincenzonisio@gmail.com
Massimiliano Zullo – mobile 328.3722377 mail: massimilianozullo@gmail.com

Capo Panel: 
Maria Luisa Ambrosino – Capo Panel presso la CCIAA di Napoli 

QUI potete scaricare il programma del corso con i dettagli.
QUI potete scaricare il modulo di adesione


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati

giovedì 26 gennaio 2017

“Ncoppa, mezu, abbasciu. Sintesi (imperfetta) di una città”. Presentazione del libro di Giovanna Mastrati domenica 29 gennaio 2017 a Piedimonte Matese

Un libro fotografico che racconta, attraverso le immagini, la complessità e la grandezza di una cittadina, prendendo spunto dalla radice etimologica di una incredibile varietà di toponimi, mai cristallizzati nella toponomastica ufficiale comunale, eppure straordinariamente radicati nel gergo dialettale, nella memoria storica dei residenti. Toponimi che richiamano luoghi un tempo assai frequentati, concentrati nei quartieri della Piedimonte Matese antica, città che vanta il primato del centro storico più esteso in provincia di Caserta in rapporto al territorio comunale.

Il testo, pubblicato da Ikone per Associazione Culturale Byblos, narra, in modo “imperfetto” di luoghi e vicende servendosi delle immagini in bianco e nero. Chiese, slarghi, pa
lazzi, cortili, giardini, gradoni, viuzze, finestre. Dettagli colti dall’occhio e dalla sensibilità dell’autrice, piccoli particolari, sfumature urbane di quella che un tempo era la realtà dei borghi, dei quartieri, dei rioni.

Ecco, quindi, riaffiorare gli antichi toponimi dialettali, solo guardando le immagini: “ncoppa Santusavastianu”, “mezu Sandrumminucu”, “adderete e tiratoie”, “mezu u mercatu”, “ncapo Vallata”. I luoghi frequentati, percorsi, raggiunti, vissuti, impressi nella memoria emotiva collettiva.

Una lettura in filigrana della immensità di una città che, oggi, sembra aver smarrito irrimediabilmente il senso della propria identità, un tempo legata, appunto, ai luoghi, agli slarghi, alle scale, al sopra, al sotto e via elencando, in una dimensione policentrica.

In occasione della presentazione del testo (domenica 29, ore 17.30 presso l’Associazione storica del Medio Volturno, via Sorgente 6) sarà lanciata anche la proposta di un “Manifesto cittadino per la tutela e la salvaguardia dei luoghi d’arte”, aperto a tutte le associazioni cittadine.


Associazione Culturale Byblos
idee per la mente
via Carmine, 13 - Piedimonte Matese
byblosidee@libero.it
tel. 392 5935049 - 347 3742125


di C. S. Associazione Culturale Byblos - tutti i diritti riservati

giovedì 29 dicembre 2016

Il Matese, una terra che decolla grazie ai piccoli progetti partiti dal nulla

Stiamo assistendo ad un cambiamento, nonostante le difficoltà il Matese continua a riscattarsi. E’ una riflessione che facevo mentre ascoltavo Antonietta Melillo parlare della sua esperienza di coltivazione e recupero della Cipolla Alifana a “Geo”, trasmissione televisiva su Rai 3, proprio ieri pomeriggio. Il Matese si sta riscattando grazie a tante persone come lei che in maniera del tutto autonoma hanno fatto ricerca scegliendo di valorizzare le produzioni locali, di ridare vita alla terra esportando ciò che hanno costruito da soli e presentando il territorio dell’alto casertano al mondo. Sono tutte piccole realtà fatte di persone che hanno rimboccato le maniche e con entusiasmo stanno portando avanti il loro piccolo grande progetto per il territorio, senza aiuti e senza particolari guide, coadiuvati talvolta solo da chi come loro ci crede. Penso per esempio a Franco Pepe, che non solo ha valorizzato il centro storico di Caiazzo, ma ha creato una rete di aziende che forniscono i prodotti di qualità del territorio che lui valorizza attraverso l’arte della pizza. E’ stupendo, semplice, segno che aiutandosi vicendevolmente si può. Senza troppi fronzoli.

Il Matese è un territorio fantastico, ricco di borghi straordinari, ricco di arte e cultura, ricco di storia e noi tutti abbiamo il dovere civile e morale di sostenerlo così come ha fatto chi ci ha preceduto. Dopo anni di assenza finalmente torniamo ad essere fieri davanti allo scenario bello e trasparente che si affaccia, perché a vincere non è solo la singola azienda o il singolo produttore ma tutti i luoghi e tutte le persone. Sta rivivendo il Pallagrello, un vino millenario, come l’olio da olive estratto dalla Tonda del Matese, cultivar autoctona dell’alto casertano che perlopiù cresce in montagna. Tutto grazie a persone autentiche che hanno investito e creduto in questa Terra, che fra mille difficoltà sono riusciti nell’impresa di affermarsi ed oggi esportano la storia e la cultura gastronomica nell’Italia e nel mondo.

Sono le imprese agricole ma anche le Associazioni, i volontari, le singole persone che si mobilitano, i comitati, i commercianti, insomma c’è una nuova partecipazione: almeno io percepisco questa brillante vena di entusiasmo. Come se tutti finalmente avessero capito, seguendo validi esempi, che le cose si possono fare dal nulla e con poco. Indispensabili sono soltanto l’amore vero per la propria terra, la passione, il desiderio di riscatto e la voglia di credere in quello che si fa. E’ necessario perciò ringraziare coloro che ci hanno creduto e che sono motivo d’orgoglio per il Matese, con l’augurio che possano continuare a crescere ed offrirsi come “ponti” verso la conoscenza, la speranza, invitando anche i più giovani a servirsi di loro e della loro esperienza per compiere il proprio percorso.

La foto di apertura è di Vincenzo Nisio e ritrae una veduta del Lago Matese scattata dall'azienda agricola Loffreda Paola, ad oltre 1000 m s.l.m.


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati

martedì 20 dicembre 2016

Il mio pensiero, i miei auguri

Chi per comprare regali, chi per fuggire dai massacri: si corre.

La velocità ci ha sorpreso, ci ha folgorato, non sappiamo più fare altro se non essere veicolati, senza capire, da un sistema creato da una società sostanzialmente malata fatta di mode e costumi. Non c’è più il sentimento d’inconsapevolezza dell’amore, non c’è più il necessario, siamo tutti essenzialmente irascibili. Non ci si cerca più, siamo deboli.

Usciamo per le feste col sorriso marcato, ma al contempo teniamo il cellulare aperto a scorrere le immagini di Aleppo e di quei figli di Dio che terrorizzati fuggono sporchi di sangue attraverso l’invisibile. Loro non sanno, non possono: come noi, non sappiamo, non possiamo e perciò continuiamo per la nostra via d'indifferenza. C’è qualcosa che non va: è ovvio. E mi sorprende questa vita, mi sorprende terribilmente perché costretta ad andare avanti, fra la morte e l’allegria, fra il vero e il falso, fra il visibile e l’invisibile.

Perciò, per me sarà un Natale difficile e semplice, come tutti questi giorni di festa. Certo, con la speranza, ma con tanta amarezza per l’ombra d’inverosimile che ci assiste costante, giorno per giorno. Con questo messaggio auguro a tutti voi di recuperare dal profondo l’essenziale ed auspico che il tempo faccia trovare a tutti noi quell'emozione perduta dell’amore. Che questo augurio, infine, possa prendere forma anche dentro chi tutto questo lo ha voluto o che, anche inconsapevolmente, lo ha creato.

Auguri.

La foto di apertura è di Luigi Rossi - Photography


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati

giovedì 8 dicembre 2016

Meno cellulari, meno abusi nel consumo di olio, più qualità e prezzo più alto

Sala d’attesa prima di una riunione. Da pochi mesi dirigo un Istituto Tecnico Agrario e le emozioni che mi sta dando un mondo per molti versi inesplorato sono tantissime. Con uno dei miei docenti aspetto di essere ricevuto dal presidente di un’agenzia regionale, al fine di stipulare una convenzione per la nostra azienda agraria. Nel frattempo, intavolo una discussione con il prof. Si parla, come spesso capita, di olio. “Il prodotto – fa il prof – deve essere buono, pulito e giusto”. Il prof, tempo fa, mi aveva già colpito con una sua riflessione lapidaria: “Le piante di ulivo sono esseri viventi”. Ha ragione. E così io profitto per insistere con le riflessioni, a proposito della recente crisi che ha colpito soprattutto la Puglia. La sua definizione “l’ulivo è un essere vivente” mi aveva soprattutto colpito perché il prof insisteva sull’importanza dell’attenzione da prestare alle piante ogni giorno: non si può pretendere un prodotto di qualità se non le si cura tutto l’anno. E dunque anche la xylella, secondo lui, forzando un po’ il discorso, tradisce una disattenzione dei produttori. In ogni caso, nella saletta d’attesa dove ci troviamo, il discorso scivola sul rapporto prezzo/qualità. “La crisi degli ultimi due anni – dice – spero ci abbia fatto capire una cosa fondamentale. Non abbiamo più grossi quantitativi di prodotto e adesso per offerta scarsa c’è un prezzo assai alto. Bene, manteniamolo così alto. La dobbiamo smettere di sprecare olio. L’olio è come un medicinale. Possiede immense proprietà benefiche. Che uso ne faccio in cucina? Fino a ieri non sapevamo quante taniche comprare e dove sistemarle. Ora invece le andiamo a cercare col lanternino”. E così racconta il suo aneddoto. “Sono stato l’altro giorno da un produttore che mi ha venduto alcuni litri d’olio. Lui appena mi ha visto mi ha detto che non li avrebbe venduti a meno di dieci euro. E io gli ho detto: Bene. Costa poco. Io ci sto a comprare l’olio a caro prezzo. E per me il prezzo giusto è a 16 euro al litro. Non è giusto che ci si uccida dalla fatica per guadagnare pochi euro al litro”. E allora io capisco che qualcosa non torna. E gli faccio: “D’accordo prof, ma allora la famiglia italiana media, come fa a spendere 16 euro per un litro d’olio? Ho studiato giurisprudenza e all’esame di economia politica mi hanno spiegato cosa è la curva di equilibrio del consumatore. Compro ciò che, in rapporto alle mie caratteristiche reddituali, posso compare”. E il prof senza esitare: “Bisogna spiegarglielo alle famiglie che l’olio è un medicinale. Dobbiamo dosarlo. Deve durare nel tempo e così lo paghiamo anche 16 euro al litro. Gli i phone di ultima generazione le famiglie li acquistano? Sì, e a caro prezzo. Qui non vale l’equilibrio della curva del consumatore? Qui possiamo andare oltre l’equilibrio imposto dal reddito?”.  Ha ragione lui, ancora una volta. Così lui va giù duro: “Meno cellulari, meno abusi nel consumo di olio, più qualità e prezzo più alto. Bisogna farglielo capire alla gente”. Ineccepibile. Un uso consapevole dell’olio di oliva di alta qualità. Consumare meno. Consumare tutti. Anche a 16 euro al litro.


di Gianfrancesco D'Andrea - tutti i diritti riservati

lunedì 5 dicembre 2016

Nuove indicazioni in etichetta, un po’ di luce

Ci arrivano diverse richieste di chiarimento in merito all'etichettatura dell’olio da olive e perciò approfitto per scrivere qualche riga esplicativa. Fra le ultime modifiche in tema di etichettatura ci sono quelle della legge 7 luglio 2016 n.ro 122, entrata in vigore il 23 luglio 2016 e recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell’Italia all'Unione europea – Legge europea 2015-2016”. La legge Salva Olio viene così modificata in due articoli dalla legge europea 2015-2016 e precisamente vengono modificati l’articolo 1 e 7.

All'articolo 1, il comma 4 è sostituito dal seguente: «4. L'indicazione  dell'origine  delle  miscele  di  oli  di  oliva originari di più di uno Stato membro dell'Unione  europea  o  di  un Paese terzo, conforme all'articolo 4, paragrafo 2,  lettera  b),  del regolamento (UE) di esecuzione n. 29/2012 della Commissione,  del  13 gennaio 2012, deve essere stampata, ai sensi dei  commi  2  e  3  del presente articolo, in un punto evidente in modo da  essere  visibile, chiaramente leggibile e indelebile. Essa non deve  essere  in  nessun modo nascosta, oscurata, limitata o  separata  da  altre  indicazioni scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire».

Sostanzialmente è stata eliminata la “rilevanza cromatica” che riguardava l’indicazione dell’origine per gli oli estratti in un altro Stato membro dell’Unione europea o di un Paese terzo.

venerdì 2 dicembre 2016

Ma voi dove lo comprate l'olio?

Noi tutti, ma proprio tutti, siamo convinti che l’olio che compriamo è un ottimo olio. Non importa se lo si compra in frantoio, al supermercato, in oleoteca o su siti internet specializzati, tutti siamo convinti che il mio è più buono del tuo.

Partendo da questa “verità” molto italiana, abbiamo creato un piccolo sondaggio su Twitter e poi rilanciato su Fb che dava quattro possibili risposte.


Questa fotografia rispecchia, più o meno, la situazione italiana, dove la maggior parte delle persone comprano in frantoio (intendendo con frantoio in via generale acquisto diretto da produttori) e poi a seguire supermercato, oleoteca e online.

Da quanto emerge dalla ricerca “L’oro verde italiano” di AICIG, ISMEA e ZOWART, segnalata con riferimento al sondaggio da Susanna Benedetti (Sommelier dell’olio), a parte il dato ben noto della crescita costante del consumo di olio d’oliva a livello mondiale una cosa interessante è la diffusione, seppur lenta, dell’olio di oliva anche fuori dai confini dei Paesi tradizionalmente consumatori si deve a tanti fattori, tra cui la sempre maggior “contaminazione” delle tradizioni culinarie che vedono tra le più rinomate quella mediterranea, ed italiana in particolare. Il problema è che questo aumento dei consumi non corrisponde con la consapevolezza e la conoscenza che si ha del prodotto.

mercoledì 23 novembre 2016

Una IGP per l'olio da olive deve partire dal basso

Sono reduce da un bell'incontro sull'olio da olive, a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, in occasione delle Domeniche dell’Olio. Ospite anche l’onorevole Irene Pivetti, presidente di Only Italia, autrice un bell'intervento. Ero presente per I Templari del Gusto. Noi da sempre facciamo cultura del territorio e dei prodotti. Ricordo con gioia la prima edizione del Buonolio Salus Festival, nell'anno 2014, quando lanciammo per primi con un bel convegno l’idea di una IGP per l’olio Campano, coinvolgendo diversi produttori che aderirono alla nostra iniziativa. Poi, evidentemente, qualcuno ha pensato diversamente e va bene lo stesso. Purché si faccia con serietà e professionalità. È necessario guardare in faccia la realtà se vogliamo una Indicazione Geografica per l’olio Campano (o Sannita), non si può prescindere dalla qualità del prodotto. Nel mio intervento sono partito dal titolo dell’incontro: “Olio sannita: dall'extravergine all’IGP”, ragionando soprattutto sulla necessità di uniformare tutto il prodotto, di farlo bene e di qualità. Sappiamo che non è così, un po’ per esigenza e un po’ per incultura di tutto il comparto. Ci sono delle cose da correggere? Facciamolo. Qualcuno ha osservato che stavo esponendo un quadro catastrofico, che andava bene trent’anni fa, ma in realtà stavo solo esponendo quello che è sotto gli occhi di tutti. Basta solo aprirli e osservare. È vero anche che trent’anni fa si parlava delle stesse cose ma è necessario comprendere che in trent’anni ahimè poco è cambiato. Qualcosa si, lo ammetto, ma se la Campania ha espresso un calo di produzione superiore al 60% qualche problema c’è, inutile negarlo.

sabato 12 novembre 2016

L’autolesionismo inconsapevole

Si, può anche essere una considerazione inutile ma quello che entra nelle case degli italiani è un prodotto disuguale, non omogeneo ne somigliante a quello che dovrebbe essere. Fare un buon extravergine da olive non è difficilissimo ma neppure semplice e spesso non tutti seguono almeno quei piccoli accorgimenti per ottenere un prodotto decente. Ci ritroviamo sempre a criticare gli oli di origine comunitaria o extracomunitaria (per carità, liberi di farlo con le dovute ragioni) ma senza mai guardare in casa nostra cosa succede. Ebbene spesso mi capita di assaggiare oli difettati del tutto privi di buoni odori, prodotti da olivicoltori, che arrivano sulle tavole di amici e famiglie come oli da olive biologici (che non hanno subito alcun trattamento), naturali e genuini. Il fatto che l’olivicoltore non effettui alcun trattamento agli alberi è sinonimo di sicurezza per la gran parte dei consumatori. Non ditemi che non è vero! L’olivicoltore “medio” non si serve di alcuna consulenza tecnica, di un agronomo che gli consigli cosa fare nell’uliveto per produrre un olio di qualità e questa è una grave mancanza per un’opportunità di crescita professionale.